medea

“Andarmene, io? Se prima fossi fuggita, ora farei ritorno. Sto guardandomi queste nuove nozze. Perché esiti, Medea? Il tuo impulso è bello, vagli dietro. Questo brandello della tua vendetta, di cui tanto godi, che cosa vale? Giasone, tu l’ami ancora, pazza, se ti basta che sia rimasto vedovo. Trovalo, per lui, un castigo che mai nessuno abbia sentito. E così prepara te stessa. Non ci sia nulla di sacro, per te, non più ombra di ritegno. È una vendetta da nulla se lascia pure le mani. Discendi nel cuore dell’ira, svegliati dal torpore, Medea, fa che sgorghino dal fondo del tuo petto i tuoi impulsi di un tempo. Tutto ciò che hai compiuto sinora, sia chiamato pietà. All’opera, dunque! Fa che lo sappiano quant’erano piccoli e volgari i delitti che ho commesso. Il mio furore, con loro, ha fatto i primi passi. Potevano mani inesperte osare qualcosa di grande? Che poteva l’ira di una fanciulla? Ora io sono Medea. Il mio ingegno è cresciuto col male. È stato splendido, sì, recidere la testa a mio fratello, e squartarne le membra, splendido strapparti, padre mio, l’arcano vello d’oro, splendido armare voi, figlie di Pelia, perché uccideste quel vecchio. Furore, cercati del cibo. Quale che sia il delitto, non è inesperta la mano che guidi. Collera, mia collera, dove ti scagli, ora? Che dardi stai lanciando contro quel perfido nemico? Il mio cuore selvaggio ha deciso non so che, nel suo abisso, e ancora non osa confessarselo. Pazza, hai avuto troppa fretta! Avesse avuto dei figli, il mio nemico, dalla sua ganza! No, l’ha partorito Creusa ogni figlio che tu hai avuto da lui. Ecco la vendetta che mi piace, quella giusta. Il delitto supremo: a questo, ora lo so, il mio animo deve prepararsi. Figli che foste miei, pagherete voi per la colpa di vostro padre. L’orrore si insinua nel mio petto, un gelido torpore mi paralizza le membra, ed il mio cuore trema. L’ira mi ha abbandonato. La madre, scacciata la sposa, non è più che madre. Versare io il sangue dei miei figli? Il sangue del mio sangue? O pazzo furore! Via da me questo delitto, via quest’infamia, anche il pensiero, via! Per quale delitto pagheranno, loro? Il delitto è Giasone, il padre, e delitto peggiore è Medea, la madre. Muoiano, non sono miei. Muoiano, sono miei. Non hanno colpa, loro, lo confesso. Sono innocenti.

Anche mio fratello era innocente. Perché esiti, anima mia? Queste lacrime, perché mi bagnano il volto? Di qua l’odio, di là l’amore, mi strappano, mi dividono, perché? Opposte correnti mi rapiscono, nella mia incertezza. Rabbiosi venti si fanno guerra spietata, flutto contro flutto si scatena, il mare ribolle e non ha sbocco: è così, proprio così, che il mio cuore è sconvolto. L’ira dà il bando alla pietà, la pietà all’ira. Rancore, cedi alla pietà. Venite qui, cari bambini miei, sola dolcezza della mia famiglia distrutta, venite qui e stringetevi a me, forte forte. Siate di vostro padre, sani e salvi, purché siate anche della madre. M’incalza l’esilio, la fuga. In un attimo, tra lacrime e grida, li strapperanno dal mio seno di proscritta… Muoiano dunque per il padre, poiché per la madre sono morti. Ecco, il rancore si fa grande, l’odio si accende. Tu la rivuoi, questa mia mano che si ribella, antica Erinni. Ti seguo, ira, dove mi conduci. La tua prole, superba Niobe, ah perché non è uscita dal mio grembo? Perché non li ho generati io due volte sette figli? Fui sterile, io, per la mia vendetta. Due soltanto ne ho partorito. Bastano per mio padre e mio fratello. Dove corre questa turba spaventosa di Furie? Chi sta cercando? Queste frecce di fuoco, per chi le appresta? Queste fiaccole di sangue, contro chi le protende, la schiera infernale? Un grande serpente che s’attorce sibila percosso dalla sferza. Chi insegui, Megera, con quell’orribile torcia? Un’ombra, le membra a brandelli, si fa avanti chi è? Mio fratello è, chiede vendetta. Pagherò sino in fondo. Piantami negli occhi le tue torce, dilaniami, bruciami. Il mio petto, vedi, si offre nudo alle Furie. Digli che mi lascino, fratello, le dee della vendetta, digli che ritornino in pace tra le ombre Medea abbandonala a Medea, fratello, e serviti di questa sua mano che ha brandito la spada. Con questa vittima placo la tua ombra. Un rumore improvviso, che significa? Preparano le armi, certo per uccidermi. La strage non è finita, salirò sul tetto più alto della mia casa. Presto, tu, vieni via con me. Il tuo corpo, anche, me lo porto via. E ora, coraggio, Medea: il tuo potere non sprecarlo nell’ombra, faglielo vedere, al popolo, che cosa può la tua mano.”

Medea -Lucio Anneo Seneca

[Valentina Banci ha interpretato magistralmente  il ruolo di Medea durante il Cinquantunesimo ciclo di spettacoli classici a Siracusa. Medea è un personaggio borderline che scatena nello spettatore, o nel lettore, emozioni fortissime. Una figura complessa di donna sempre in balia delle passioni che la spingono oltre ogni limite consentito dalla legge. In lei ogni sentimento è esasperato che sia amore, odio o desiderio di vendetta.

 

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